Oro, Incenso e Birra 30th

Recensione

Ok, non a tutti piace e non a tutti è simpatico.

Zucchero però è parte integrante della storia musicale italiana con brani indimenticabili come “Donne” o “Rispetto”, successi della sua prima fase di carriera, a brani più “frivoli”, per non dire stupidi, come “Partigiano Reggiano” figlio ormai di un fine carriera che si avvicina inesorabile.

Nel mezzo ci sono album storici, vendite altissime in Italia ed all’estero, ma anche album che forse hanno segnato il periodo in cui sono stati pubblicati.

Tra questi cito ovviamente “Oro, Incenso e Birra”, quinto lavoro in studio dell’artista emiliano e successore di “Blue’S” che nel 1987 aveva letteralmente stravinto la battaglia delle classifiche.

Uscito nel Giugno del 1989, “Oro, Incenso e Birra” stupisce subito per la qualità della produzione e per le sonorità che poco o nulla hanno a che fare con la musica del periodo (fine anni ’80) facendo riferimento più alla musica internazionale che nostrana.

Zucchero, ancor di più dopo quest’album, sembra sempre più scimmiottare il grandissimo Joe Cocker (indimenticabile artista britannico) sia nelle movenze che nel modo di cantare, senza però rendere stucchevole la resa finale dell’album.

Personalmente ho ricordi importanti con quest’album, me ne innamorai subito acquistandolo in vinile e consumandolo nel corso degli anni successivi, con alcuni brani che ancora oggi suonano comunque molto attuali.

“Il mare (impetuoso al tramonto, salì sulla luna e dietro una tendina di stelle…” a livello musicale è il manifesto perfetto di questo lavoro, con musica coinvolgente ed un cantato aggressivo che infondono comunque emozioni forti. Il brano venne censurato in alcune radio, tagliando la frase finale del brano in cui si ipotizzava un amplesso sessuale tra il mare e la luna. A me, ragazzino, suonava tremendamente trasgressivo. Oggi invece mi strappa un sorriso.

E poi che dire di “Diamante”, brano scritto da De Gregori su espressa richiesta di Zucchero, che lascia strascichi emozionali importanti, in cui traspare l’amore e l’affetto per la nonna del cantante emiliano ed a cui lui stesso era molto legato. Proprio Diamante sarà il nome della raccolta di Zucchero del 1994.

In mezzo a tutto questo vivono brani come “Overdose” che apre l’album, oppure “Diavolo in me” con sonorità americaneggianti.

Insomma, un album da riscoprire, che suona ancora molto attuale pur essendo passati trent’anni, lasciando un sapore di nostalgia a chi ha vissuto quel periodo e che magari non si ritrova pienamente in questo periodo molto particolare del cantautorato italiano.

Cosa non mi piace? Forse la forzatura vocale di alcune interpretazioni nell’album, ma sono puri dettagli estetici e personali.

Cosa mi piace? Il ritmo dell’album e l’atmosfera internazionale. E poi, quel “mare impetuoso al tramonto” ti lascia veramente con la voglia di ascoltarlo nuovamente ad un volume sempre più alto.

G.

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